La leggenda del Tanzerloch

Due pastorelli, fratello e sorella, custodivano il gregge sul pendio dove ora si trova il Tanzerloch, allora scosceso, ma transitabile. La mamma li aveva esortati a non oltrepassare una certa macchia di bosco da cui si sentivano, nelle notti di luna piena, provenire degli strani rumori e dei suoni paurosi, che sembravano ululati di lupi misti a cigolii di catene.

Di giorno, però, nulla di anormale appariva in quella località.

Un giorno di primavera, quando le fragole erano più profumate e i merli volavano tra i rami spinosi dei crespini, la bambina trasgredendo quasi inconsciamente all’avviso della mamma , si inoltrò, all’insaputa del fratello nel bosco misterioso.

Non ne ritornò più. La cercarono invano un pò ovunque, ma non si riuscirono a trovarla e tutti la piansero morta. Chi non sapeva rassegnarsi era il fratellino. Un mattino, lasciate le pecore alla sorveglianza del suo cane, si mise a cercare di nuovo per il bosco e, vincendo la paura, penetrò egli pure nel bosco proibito, armato di una rozza croce di legno presa alla vicina chiesetta dell’ Höll.

Errò tutto il giorno, cercando qualche traccia della sorellina scomparsa e al sopraggiungere della sera, cadde affranto ai piedi di un grosso abete, addormentandosi. Improvvisamente fu svegliato da un infernale fracasso ed una scena terribile apparve ai suoi occhi quando impauriti si aprirono. La luna rischiarava un vasto spiazzo erboso in mezzo al quale, seduto su di uno sgabello infuocato, circondato da sinistri bagliori, un demonio dalle corna e zoccoli di caprone, brandiva un tridente enorme.

Ai suoi piedi c’era il corpo esamine della bambina smarrita ed intorno a lui una dozzina di streghe discinte e ghignanti tessevano una orribile danza. Sotterranei rumori accompagnavano il ballo sfrenato. Il ragazzetto raccolse tutte le sue cose, invocò San Michele Arcangelo e rizzandosi all’improvviso scagliò la croce di legno che teneva con sé in mezzo alle streghe danzanti. Si udì un rombo terribile e la terra si aperse inghiottendo tutto. Dove prima era lo spiazzo erboso si sprofondava in una voragine paurosa ed immensa. Il ragazzino si abbracciò all’abete, esattamente sull’orlo della spelonca e il terrore lo inchiodò là.

Fu trovato il mattino seguente, dai montanari accorsi. Era svenuto, ma vivo e i suoi capelli biondissimi erano diventati candidi come la neve.

Testo tratto da Roana - Robaan: Parole e Immagini di una Storia di Sergio Bonato (pubblicato nel sito www.montagnando.it)